Frattura di femore: la riabilitazione a casa

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Nel nostro paese ogni anno più di 90mila persone (150 per anno ogni 100000 abitanti) fanno ricorso al pronto soccorso per fratture del femore, ovvero circa il 6% delle fratture totali, con la possibilità che il loro numero sia complessivamente più alto considerando quelle non diagnosticate; in quasi l’80% dei casi si tratta di donne con un’età superiore ai 65 anni.
Negli over 65, l’incidenza della frattura di femore aumenta fino a 600/900 per anno ogni 100000 persone con una prevalenza del sesso femminile doppia rispetto a quello maschile, fino a diventare nelle donne l’11% delle fratture totali e il 5% nell’uomo.
Nei due terzi dei casi, si tratta di una frattura prossimale di femore, e più nello specifico si tratta nel 50% del totale delle fratture del femore, di una frattura del collo femorale e nel 45% del trocantere.
Molto più raramente si tratta di frattura della testa del femore.
Invece sono rare le fratture diafisarie del femore (5 ogni 100000 abitanti, pari al 3,3%) e le fratture distali del femore (2,5 ogni 100000 abitanti, pari al 1,7%).

Si verificano due picchi di incidenza per età:

  • Giovani traumatizzati ad alta velocità (incidente stradale, caduta da grande altezza): adolescenza e prima età adulta.
  • Donne anziane con osteoporosi come parte di un trauma a bassa intensità: ≥70 anni.

Un terzo dei pazienti con frattura di femore è un politrauma.
La frattura del femore è caratterizzata da una percentuale di mortalità pari al 5% in fase acuta e del 15-25% entro un anno, con un’incidenza sovrapponibile a quella per ictus e per carcinoma mammario. Inoltre, nel 30% dei casi il paziente avrà una disabilità permanente e una riduzione delle sue capacità di deambulare in maniera autonoma.

Principi di riabilitazione, programma e criteri per il ritorno all’attività quotidiana dopo la frattura del femore

A seconda dell’entità della frattura, del decorso dell’intervento, delle esigenze mediche e fisiche generali del paziente, delle influenze sulla guarigione delle ferite postoperatorie, ecc. il processo di guarigione può variare in un ampio periodo di tempo. Una generalizzazione standardizzata della durata del trattamento è quindi inizialmente assurda.

Il proseguimento del trattamento dopo la cura nell’ospedale in fase acuta può essere suddiviso in un complesso riabilitativo a 3 stadi basato sulle fasi di guarigione della frattura:

  • Fase I: fase post-primaria (protezione). Fase di guarigione della frattura di femore: infiammazione e fase iniziale di proliferazione;
  • Fase II: riabilitazione ambulatoriale
  • Fase III: integrazione (stabilizzazione del risultato riabilitativo, raggiungimento finale delle attività quotidiane, completamento dell’integrazione professionale e sportiva).

La durata totale del complesso di riabilitazione a 3 stadi dovrebbe essere basata su criteri medici quantificati. L’inizio della riabilitazione domiciliare si basa sulla massima esigenza integrativa di metodi terapeutici fisici, di esercizio e di allenamento e può essere iniziata già nella seconda fase per completarsi nella terza fase. La continuità è necessaria fino al ripristino completo ed è in linea di principio garantita solo con transizioni graduali sulla base di un controllo medico costante nella stessa struttura, cioè ambulatoriale.

Fisioterapia strumentale domiciliare per frattura di femore.

Nell’aiutare il recupero del paziente, la tecnologia ha portato il fisioterapista ad avvalersi dell’ausilio al domicilio di alcune apparecchiature elettromedicali portatili quali tecarterapia, laserterapia, elettroterapia e ultrasuonoterapia.

Inoltre il paziente può utilizzare apparecchiature elettromedicali e non, al proprio domicilio per la riabilitazione e fisioterapia:

Esercizi standard durante l’immobilizzazione di una frattura di femore

Dopo il trattamento chirurgico o durante il periodo di immobilizzazione, quindi durante il periodo di protezione, si possono iniziare immediatamente gli esercizi isometrici per il femore, l’anca e la caviglia. I pazienti, specialmente i meno giovani, devono seguire un programma di riabilitazione lento e progressivo. Il paziente con la frattura del femore deve riappropriarsi della normale andatura il più presto possibile. Nei casi in cui l’osteoporosi è stata riconosciuta come causa, è stato dimostrato che l’esercizio fisico incrementa la densità ossea e contrasta il decorso dell’osteoporosi.

Il paziente deve proseguire con esercizi di mobilità e di rafforzamento funzionale, terapia in acqua e bicicletta, se non accusa dolore.

Durante la fase di immobilizzazione devono essere eseguiti esercizi di mobilità per l’anca e per il ginocchio e per qualunque altro segmento corporeo non interessato direttamente dal trauma. Questi esercizi migliorano la circolazione sanguigna e mantengono la mobilità delle articolazioni che non sono interessate dalla frattura ma la cui mobilità è limitata dalla frattura.

Alcuni esempi di esercizi per la riabilitazione a casa dopo la frattura di femore, nella prima fase di protezione o immobilizzazione:

1. Contrazione isometrica del quadricipite da prono contro resistenza fornita dal lettino;

2. Contrazione isometrica dei glutei e del bicipite femorale da supino contro resistenza del lettino;

3. deambulazione con stampelle in scarico,

4. esercizi propriocettivi in scarico.

Entro 1-2 settimane, possono essere praticati esercizi non troppo aggressivi di mobilità attiva senza l’uso di pesi:

5. Sollevamenti a gamba tesa di tutto l’arto inferiore, da supini per ileopsoas e quadricipite;

6. Sollevamenti a gamba tesa di tutto l’arto inferiore se possibile in decubito laterale per adduttori e abduttori della coscia;

7. Esercizi di rafforzamento isometrici da seduto per intra- ed extrarotatori del femore, senza cavigliere,

8. Deambulazione con stampelle con carico stabilito dal medico,

9. Esercizi propriocettivi con carico sfiorante e al limite consentito.

Inoltre deve essere progressivamente inserito uno schema di deambulazione, con stampelle, sempre più simile ad uno schema naturale, passando dalla deambulazione in scarico alla deambulazione con stampelle a 4 punti.

Ausili per le prime fasi del recupero muscolare e articolare:

Esercizi standard dopo l’immobilizzazione di una frattura di femore

Gli esercizi di stretching devono essere iniziati verso la terza-quarta settimana e proseguendo con esercizi per la rotazione dell’anca e il muscolo piriforme:

1. flessione passiva assistita dell’anca,

2. flessione passiva assistita del ginocchio,

3. stretching dei flessori dell’anca,

4. stretching degli ischiocrurali,

5. stretching dei glutei,

6. stretching degli adduttori e abduttori,

7. stretching dei muscoli rotatori interni ed esterni dell’anca,

8. stretching del piriforme.

Dopo 2 settimane di esercizi di stretching e di mobilità attivi, si possono aggiungere con carichi progressivi agli esercizi di potenziamento muscolare della prima fase. Questo può essere effettuato con cavigliere o con elastici.

1. Esercizi di Flessione di ginocchio isotonici contro resistenza,

2. Esercizi di Estensione di ginocchio isotonici contro resistenza,

3. Esercizi di Flessione di anca isotonici contro resistenza,

4. Esercizi di estensione di anca isotonici contro resistenza, associati agli esercizi a catena cinetica chiusa:

5. squat (prima isometrici poi isotonici),

6. affondi (prima isometrici poi isotonici),

7. step laterali lenti,

8. simulazione di schema della corsa da fermo.

Appena la forza è tornata lo consente il paziente può iniziare gli esercizi propriocettivi in carico con tavolette propriocettive semplici o computerizzate.

Controindicazioni e consigli

Questa è solo una piccola parte delle possibilità terapeutiche e riabilitative che possono essere utilizzate sui pazienti e dai pazienti stessi. La complessità e la diversa tipologia di fratture di femore, di fisiologia e di guarigione del paziente, fa si che non sia possibile standardizzare un programma di trattamento se non “ritagliandolo e cucendolo addosso” alla persona infortunata.

Per un ottimale programma di recupero e di trattamento a casa dopo una frattura del femore, è sempre consigliabile rivolgersi al personale qualificato.