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I benefici della magnetoterapia

benefici magnetoterapia

Magnetoterapia: cos'è?

La magnetoterapia utilizza onde elettromagnetiche di bassissima frequenza. In Fisioterapia si utilizzano strumentazioni assai varie; le più note sono quelle rappresentate da un conduttore metallico avvolto in una serie di spire, detto solenoide, percorso da una corrente variabile. Questi dispositivi producono per "induzione" campi magnetici, la cui forma, dimensione e variabilità, dipendono essenzialmente dalle caratteristiche del segnale elettrico di pilotaggio.

La magnetoterapia eroga campi magnetici variabili nel tempo, mono-direzionali, a bassa intensità, definiti: CEMP (Campi Elettromagnetici Pulsati) o PEMFS (Pulsed Electro Magnetic Fields). I segnali elettrici impiegati per la generazione del campo magnetico sono vari: i più sperimentati sono il segnale elettrico di forma rettangolare e il segnale semisinusoidale.

Magnetoterapia: come funziona?

La magnetoterapia si basa sul fatto che le cellule del corpo possono essere influenzate da impulsi elettromagnetici. Infatti, numerosi processi nel corpo si basano su processi elettrici, tra cui il battito cardiaco, la funzione delle cellule nervose, e anche vari processi metabolici.

Quando la funzione cellulare è compromessa, questi processi elettrici sono alterati. L' approvvigionamento energetico si deteriora e la rimozione dei prodotti di scarto rallenta. Con l'aiuto della magnetoterapia, i processi elettrici disturbati dovrebbero riallinearsi: la funzione delle cellule malate e inattive si normalizza e i processi di guarigione attivati e accelerati.

La magnetoterapia ha i seguenti effetti positivi:

  • Inibizione dell'infiammazione
  • Rafforzamento il sistema immunitario
  • Sollievo dal dolore
  • Miglioramento dell'apporto di ossigeno alle cellule
  • Vitalità generale.

Storia della magnetoterapia

Si dice che l'uso di pietre magnetiche per supportare la guarigione fosse comune nella medicina cinese circa 2000 anni fa ed Ippocrate ne descrisse l'uso. Si dice che gli antichi romani credessero negli effetti positivi dei magneti e gli antichi egizi indossassero gioielli magnetici per rafforzare la salute. Nel XVIII secolo, il cosiddetto magnetismo animale di Franz Anton Mesmer fiorì velocemente in Europa.

Sicuramente gli studi scientifici esistono e sono iniziati col secolo scorso. Negli ultimi anni poi non si fa che parlare dei benefici della magnetoterapia. L'osservazione di come il processo di rigenerazione dei tessuti sia accompagnato da un'attività bio-elettrica, ha suggerito ad alcuni sperimentatori di esaminare gli animali che rigenerano spontaneamente gli arti amputati, quali per esempio le salamandre (Rose, 1978). Questo autore osservò come il processo fosse mediato da un'attività elettrica che risentiva in maniera fondamentale della polarità: i monconi degli arti delle salamandre rigeneravano completamente sotto la guida di correnti naturali, monodirezionali e con polarità negativa in posizione distale. Se la polarità era invertita artificialmente, gli arti non si rigeneravano. Dunque, un potenziale elettrico guidava la rigenerazione dell'arto.

Studi eseguiti sul tessuto osseo umano (Hinsenkamp, 1980) hanno evidenziato come il potenziale elettrico di una frattura subisca importanti variazioni durante la fase riparativa: tutte le aree attive, cioè in rigenerazione, risultano elettronegative rispetto a quelle quiescenti. In particolare, nella sede della frattura ossea, il potenziale negativo è 4-5 volte più elevato del massimo potenziale negativo dell'osso integro sottoposto a carico. Il potenziale si riduce poi progressivamente (cioè diviene meno elettronegativo) durante la guarigione, fino a normalizzarsi completamente quando la frattura è consolidata. Vice- versa, nei ritardi di consolidazione questa differenza di potenziale non è presente. Da queste esperienze nasce il principio terapeutico di indurre artificialmente in un organo una differenza di potenziale attraverso una stimolazione elettromagnetica esterna.

Effetti della magnetoterapia

Un campo magnetico di una determinata intensità è quindi in grado di agire ed influenzare tutte le sostanze ferro-magnetiche e paramagnetiche contenute nell'organismo che si trovano all'interno del suo raggio di azione.

Variando nel tempo il flusso magnetico concatenato a un circuito elettrico, in questo si genera una differenza di potenziale, cioè una corrente indotta. Questo fenomeno avviene anche quando si espone a un campo magnetico variabile un organismo vivente: in esso s'inducono deboli potenziali elettrici, quindi una reazione biologica.

Gli effetti magneto-elettrici sono evidenti in alcune strutture cristalline, quali il quarzo o il silicio, che reagiscono a un campo magnetico con deformazioni strutturali. Inoltre, in molti di sti cristalli, è possibile il processo inverso, cioè la formazione di un campo elettromagnetico in risposta a una deformazione meccanica della loro struttura. Questa caratteristica è detta piezoelettricità. Vi sono poi altre strutture molto importanti dal punto di vista biologico aventi caratteristiche pie- zoelettriche simili a quelle del quarzo, ad esempio il tessuto osseo.

Risposte biologiche alla magnetoterapia

Le risposte biologiche della magnetoterapia sono in grado di favorire a livello cellulare:
◦       l'attivazione enzimatica,
◦       l'incremento della sintesi di acidi nucleici e delle proteine,
◦       l'incremento degli scambi metabolici.
A livello generale nella raggio di azione del campo magnetico e in base ai parametri impostati, si possono ottenere nei tessuti umani:
◦       effetti anabolici,
◦       effetti analgesici,
◦       effetti antinfiammatori.

Indicazioni terapeutiche principali della magnetoterapia

La magnetoterapia è utilizzata per svariate condizioni patologiche, in alcune con un adeguato razionale, in altre  con ipotesi terapeutiche più o meno attendibili ed in via di sviluppo.

Dalle analisi fatte dei lavori sperimentali degli ultimi 70 anni, alla magnetoterapia sono accreditati effetti trofici e analgesici nei confronti di molti tessuti e di molteplici patologie, in cui il fattore determinante è la frequenza.

I trattamenti più studiati e consolidati riguardano:

  1. Osteoporosi;
  2. Ritardi di consolidazione e/o pseudoartrosi;
  3. Osteonecrosi;
  4. Algodistrofia;
  5. Osteocondrosi e osteocondrite.